Sulla quarta corda

Rivista di scrittura in verticale

Lo stradone

 

di Raffaela Buono

Non volevo stare in quel posto a me sconosciuto.

Era l’asilo. Io quattro anni. Tu cinque.

Ho pianto in silenzio gonfiando le guance e portando l’indice alle labbra e abbassando le palpebre. Ci hai pensato tu a portarmi via da lì. Mi hai preso per mano, abbiamo attraversato la strada, quella grande che vedevamo dal nostro balcone e che divideva la nostra casa dalle palazzine dove era stato improvvisato l’asilo.

Ora, fratello mio caro, ti sento come allora.

Piango in silenzio ma tu non prendermi per mano.

È inutile che attraversiamo lo stradone. Non ci sarebbe nessuno ad aprire la porta della nostra casa.

Meno male

 

di Raffaela Buono

Mamma cara sapevo che saresti morta presto ma non così presto.

Avevo programmato di stringere il tuo volto tra le mani

baciandoti tante e tante volte come avevo fatto in clinica

e come non avevo mai fatto e come tu non avevi mai fatto.

Non ce l'ho fatta in tempo.

Tu non sei riuscita a farlo neanche una volta ma non fa niente.

Tanto l'ho capito che mi hai voluto un sacco di bene.

Meno male che te l'ho anche detto.

Ce l'ho fatta giusto in tempo.

Meno male perché tante volte ti avevo gridato che il tuo bene

te lo potevi tenere per te tanto non mi arrivava.

Meno male mamma cara che ce l'ho fatta in tempo

a dirti che avevo capito anche la tua rabbia,

quella che non volevo più mi buttassi addosso.

Avevo capito che la tua rabbia era il tuo amore per me.

Quella rabbia che sei stata costretta a buttare sui fogli

ritrovati dopo che mi hai lasciata.

I fogli che ora conservo perché lì c'è la tua sofferenza

non condivisa.

Mamma cara meno male che ce l'abbiamo fatta in tempo

a dirci che avremmo rifatto tutto perfettamente uguale

a come lo abbiamo fatto.